Quanti danni, quanta sofferenza, quanti traumi, quanta ignoranza …le famiglie finiscono dentro un sistema che invece di tutelarle le disintegra.
La vicenda di un piccolo di 10 anni e delle sue sorelline che adesso vivono in una comunità “senza assistenza dell’Asl”.
Roberto (il nome è di fantasia) è un bambino novarese di 10 anni che è ospitato in una comunità del Biellese da un paio d’anni.
Fin dalla prima infanzia sono emersi i suoi problemi d’autismo, per cui il bimbo era seguito da uno specialista e veniva assistito a domicilio. All’improvviso, nel 2010, l’interruzione della terapia. La separazione dei genitori e l’affidamento a una comunità protetta danno inizio a un periodo travagliato per lui e le due sorelline di 7 e 4 anni.
«No, non è autismo», sostiene la mamma assieme agli operatori della comunità ma «disturbo dell’attaccamento». Poi la Neuropsichiatria infantile cambia il quadro: «Disturbo post traumatico causato da maltrattamenti». Di conseguenza vengono sospese le visite con il padre, ritenuto responsabile. Poi gli scenari mutano nuovamente.
Due recenti consulenze tecniche, una del Tribunale dei Minori e una del Tribunale civile di Novara, sgombrano il campo dai dubbi: è autismo. Peccato che per due anni il bimbo non ha seguito alcuna terapia. Insomma, una storia di disagio, sofferenza, ma anche di ordinaria e complicata burocrazia, quella che vede protagonista Roberto e le sue sorelline. Tre bambini residenti in un piccolo centro di provincia in una famiglia seguita dai servizi sociali.
Due anni fa il dramma: i bimbi vengono trasferiti in una comunità del Biellese: «Violenza assistita», sostengono i servizi sociali. Poi arriva la denuncia choc della madre: «Mio marito mi picchia». Gli atti vengono trasmessi alla Procura della Repubblica di Novara, che indaga il padre, operaio, per maltrattamenti; sospesi gli incontri coi figli, affidati alla donna. Ma a distanza di due anni il marito non ci sta: non entra nel merito dei fatti per cui è indagato, ma ritiene che questi non debbano influire sul futuro dei figli e sulle cure mediche del piccolo Roberto.
Per questi motivi, assistito dall’avvocato Barbara Cocco, ha presentato denuncia per abuso d’ufficio, falso e omissione d’atti d’ufficio nei confronti di alcuni medici della Neuropsichiatria infantile di Novara e una analoga per omissione anche nei confronti dei medici di Biella e dei responsabili della comunità cui erano affidati i figli: «L’ho fatto perché due perizie, del Tribunale dei minori e del Tribunale di Novara che segue la separazione, escludono traumi. Dicono che Roberto è sempre stato autistico e che la madre non è in grado di seguire i figli perché affetta da un disturbo istrionico. I bambini devono andare quindi in affido e noi seguire un percorso di recupero della genitorialità».
Ma per due anni i tre bambini sono stati spostati in due comunità diverse (nella prima Roberto non riusciva ad ambientarsi), privati delle visite del padre (ora nuovamente concesse): «Non sono stati “presi in carico” da nessuno – sottolinea l’avvocato Barbara Cocco -: la sanità novarese ’’scaricava’’ l’onere a quella biellese, quest’ultima rimandava il compito a Novara».
Autismo Peru’: Bambina con sindrome di Asperger vittima di bullismo con la passiva complicità della maestra che minaccia di punirla.
In Peru’, un bambina con sindrome di Asperger è vittima d’intimidazioni a scuola anche da parte della maestra. Nel video girato dallo zio si vedono i lividi e la piccola Mireya che piange e dice di voler morire mentre racconta cio’ che le hanno fatto. Mireya dice: “Chiedo di essere come tutti gli altri e invece mi trattano male”.
La maestra che ha una denuncia penale alle spalle dichiara che la madre e la bambina mentono.
Sigmund Freud, non è l’unico ad essersi entusiasmato a suo tempo per le proprietà della cocaina. Ma la sua lunga dipendenza a questa droga ha influenzato le terapie e le teorie del padre della psicanalisi, afferma David Cohen nel libro ” Freud sotto coca” che uscirà mercoledi’ prossimo edito da Balland.
Già dipendente da sigarette e sigari, compro’ il primo grammo di cocaina all’età di 28 anni nella speranza di trovare degli utilizzi terapeutici, in particolare come anestetico, una scoperta che gli avrebbe portato gloria e fortuna, scrive l’autore britannico, psicologo e membro della Royal Society of Medicine.
David Cohen non è il primo a menzionare la dipendenza del “medico dell’anima” alla cocaina. Ma esplora ulteriormente le conseguenze dell’utilizzo della “coca” sull’elaborazione delle teorie di Freud.
La cocaina era una sostanza popolare nella sua epoca
Alla fine del XIX secolo, le foglie di coca erano popolari tra le elites europee e americane e utilizzate in farmacologia per dare una spinta in piu’ per per alleviare ogni sorta di mali, cita l’autore.
Delle pubblicità riprodotte in un libro indicano il “Vino tonico di coca del Peru'”, ” la cocaina per curare il mal di denti” o per ” eliminare la forfora e rinforzare i capelli”…
Velocemente, Freud diventa un forte consumatore di cocaina che sperimenta sulla fidanzata, sugli amici, su alcuni pazienti, come rimedio per curare complicazioni gastriche, la ninfomania, la depressione o il mal di testa. Diventerà dipendente e assumerà grandi quantità di cocaina per quindici anni, racconta l’autore.
Freud, “candidato perfetto alla tossicodipendenza”
L’autore sostiene che l’episodio “cocaina” non è come alcuni sembrano pensare, un errore di gioventu’, ma un elemento cruciale nella sua elaborazione della psicanalisi.
David Cohen esplora in questo saggio a volte storico e polemico le zone d’ombra e le fragilità di un candidato perfetto secondo lui per la tossicodipendenza: depresso, ossessionato, sessualmente represso e infelice.
Esamina l’ influenza della droga sull'”interpretazione dei sogni” di Freud e assicura che la cocaina ha svolto un ruolo importante, nel tentativo di identificare l’influenza delle sostanze stupefacenti nell’elaborazione delle teorie freudiane.
L’autore espone alla fine del libro un panorama dei legami esistenti tra droga, psicologia e psichiatria, e parla anche dell’emergere del LSD, del narcotraffico e delle politiche anti-droga.
“Freud sous coke” di David Cohen (Editions Balland – 416 p. – 23,90 euros – Uscita il 24 novembre)
Tradotto e riadattato da Mondo Aspie, fonte: Francetv.fr
Vergogna Italia, paese medioevale ! Basta torture sugli autistici ! Questa gente deve andare in galera !!! Delinquenti. La stessa cosa è successa anche a noi !!
Nicolò, diciottenne autistico, legato al letto in ospedale
Da settimane il diciottenne è curato in reparto ma non c’è personale in grado di assisterlo. La famiglia si è rivolta a un legale per tutelare i suoi diritti. La drammatica denuncia dei genitori del ragazzo ricoverato in psichiatria a Caprino: «La soluzione per lui c’è ma per l’Ulss 22 è più conveniente così»
Caprino. Nicolò ha diciotto anni e vive metà della giornata legato al suo letto nel reparto di psichiatria a Caprino. «Suo» perchè ormai è ricoverato lì da tre settimane e, prima dell’estate, c’è rimasto per otto mesi. Nicolò è un ragazzo autistico la cui storia non è quella di tanti come lui che, inseriti in specifiche strutture terapeutiche, svolgono attività occupazionali secondo un progetto clinico-assistenziale personalizzato. Ragazzi che, seppur disabili, non hanno bisogno di corde. La storia di Nicolò, purtroppo, è quella di un autistico grave curato fino ad oggi nel modo «più scorretto», denuncia papà Stefano, «secondo un approccio basato fondamentalmente sul trattamento farmacologico che, nel suo caso, peggiora le condizioni generali di salute aumentando sensibilmente la sua aggressività». Lo confermano anche gli specialisti di neuropsiachiatria infantile dell’Azienda Ospedaliera di Verona: «Le alte dosi di farmaci», scrivevano ancora un anno fa, «non forniscono i risultati sperati e anzi possono incrementare gli effetti indesiderati». A giugno l’hanno ribadito: «La situazione di Nicolò è condizionata in senso negativo qualora non si preveda un progetto di inserimento occupazionale, auspichiamo pertanto l’appoggio in una struttura terapeutica o educativa dove poter reimpostare un ritmo di attività finalizzate all’occupazione e alla gratificazione sociale». Niente di tutto questo. L’Ulss 22 che ha in carico il «paziente», non procede in tal senso. «Perchè questo è mio figlio per la dirigenza ospedaliera: un paziente e per di più matto. Nicolò è un numero, un caso, un problema da risolvere a suon di tranquillanti, uno da tenere ricoverato in psichiatria qui a Caprino o a Isola della Scala, come ci continuano a proporre, legato di notte quando non c’è personale specializzato in grado di assisterlo e tenuto con le mani bloccate di giorno quando lo portiamo fuori a fare due passi», si sfoga Stefano. Le «manette» sono uno strumento di tutela che i genitori sono costretti ad accettare nel momento in cui Nicolò peggiora: è il ragazzo stesso ad indicare al padre di metterle sapendo che solo così può uscire dalla stanza dell’ospedale per sgranchire le gambe. «Mi porge i polsi», si commuove mamma Sara, «perchè sa che se gli leghiamo le mani, lo liberiamo dalle cinghie del letto: finchè siamo qui in ospedale, così è perchè non ci sono infermieri in grado di gestire i suoi attacchi d’ira frutto di anni e anni di terapia sbagliata. È provato: l’autismo, anche nelle forme più gravi, è migliorabile solo se affidato a mani esperte», conclude Sara, «ma così no: finchè avrò fiato, pretenderò rispetto e dignità per Nicolò». La soluzione è quella di una struttura specializzata nell’assitenza ai disabili con disturbi della personalità. La famiglia Panziera, supportata da alcuni specialisti della stessa Ulss 22, l’ha trovata ancora un anno e mezzo fa. C’è stato anche un incontro tra i medici di Caprino e quelli del centro diurno disponibile ad accoglierlo. Ma l’Ulss non dà il nulla osta. Motivo? Costa troppo. È scritto nero su bianco: «I servizi dell’area Handicap della 22 hanno individuato a Vicenza una struttura residenziale per adolescenti disabili disposta ad accogliere Nicolò ma non se n’è fatto nulla in quanto il direttore generale ha ritenuto troppo onerosa la spesa, 250 euro al giorno». Nicolò quando è in ambienti protetti, sta meglio. «Ha passato una bella estate a casa», conferma il papà, «siamo andati spesso a nuotare al lago, abbiamo fatto lunghe passeggiate, non ha avuto crisi violente come quelle che lo colpiscono quando è trattato con alte dosi di farmaco, come accade qui a Caprino. Ha rischiato pure di lasciarci le penne. Durante il lungo ricovero dal novembre 2011 al giugno 2012 è stato imbottito di un farmaco che l’ha mandato letteralmente in tilt non solo dal punto di vista dei comportamenti violenti e auto-lesionistici ma anche dei valori del sangue: è arrivato ad avere globuli da leucemia fulminante, roba da morirci sotto, per cui la somministrazione è stata immediatamente sospesa. Questo è solo un esempio del modo in cui mio figlio viene mal-assistito. Ma adesso basta». Ecco, quindi, la storia di autismo di Nicolò che doveva, fin dall’inizio, andare «bene» come tante altre e che invece è stata un continuo precipitare verso il peggio fino a quando, esasperati, i genitori si sono rivolti a un avvocato per tutelare i diritti del loro ragazzo: «Che almeno il finale possa essere dignitoso, per lui e per noi». E che le cinghie e le manette restino una vergogna mai più ripetibile. Fonte: L’Arena
Solo perchè sono bambini non significa che non sappiano dirci come si sentono !
Jonathan Wilson ha 11 anni ed ha scritto una lettera dove spiega che cosa significa essere autistici. Le sue parole sono molto toccanti e spiegano cose che probabilmente molti ignorano.
La lettera s’intitola “Autism” ed è stata inviata al The Huffingtonpost da mamma Lisa per il progetto del sito “Cute Kid Notes project”.
Jonathan è iperattivo ed ha la Sindrome di Tourette, il video è stato registrato con l’aiuto di un amico. Mentre legge la lettera si possono notare i tic fisici ed i movimenti involontari caratteristici di questo disturbo. Jonathan dice ” Non è contagioso ! Non è un germe ! “. Termina la lettera suggerendo ai genitori di non farsi prendere dal panico, ma piuttosto di chiedere aiuto a qualcuno.
Foto del cervello di Albert Einstein di Harvey Cushing
Un nuovo studio delle fotografie del cervello del grande scienziato conferma la tesi di uno sviluppo non comune di alcune regioni cerebrali connesse al pensiero astratto.
Dopo la morte, all’età di 76 anni, in un ospedale di Princeton – all’università di Princeton aveva insegnato e lavorato negli ultimi decenni della sua vita, dopo aver lasciato la Germania – di Albert Einstein non rimase niente. Il corpo, sottoposto ad autopsia, fu per sua volontà cremato e resta ignoto il destino delle sue ceneri. Il cervello venne invece asportato per essere sottoposto a indagini scientifiche: un’occasione troppo ghiotta per un gruppo di neuroscienziati americani, che superarono anche le perplessità della famiglia del grande fisico. Dopo aver effettuato un approfondito “reportage” fotografico del cervello di Einstein, Harvey Cushing dell’ospedale di Princeton lo inviò poi ad alcuni suoi colleghi che lo divisero in oltre duecento piccole parti, spedite a neuroscienziati e neurochirurghi di mezzo mondo per sottoporle ad analisi. Solo ora le primissime foto di Cushing sono tornate alla luce e, sottoposte a nuova indagine, hanno portato alla conferma – appena pubblicata dalla rivista Brain– della reale particolarità del cervello del genio più famoso di tutti i tempi.
Un “genio parietale” – All’epoca, i tempi non erano maturi per un’approfondita analisi del cervello di Einstein. Gli studi sul cervello umano erano ancora poco sviluppati, cosicché nonostante le indagini minuziose compiute da numerosi scienziati non sembrò che la materia grigia di Einstein possedesse qualcosa di atipico. Fu solo nel 1985, in un articolo su Experimental Neurology, che si cominciò a parlare di una vera peculiarità del cervello di Einstein: il suo lobo parietale. E solo nel 1999, quando un’analoga conclusione fu raggiunta da una ricerca pubblicata sul prestigioso The Lancet, la notizia ottenne la dovuta visibilità. Confrontando il rapporto tra neuroni e cellule gliali del lobo parietale di Einstein con quello medio, si dimostrò che il fisico possedeva un numero superiore di cellule gliali rispetto alla norma, portando alla conclusione che ciò riflettesse un’inusuale incremento della capacità di elaborazione concettuale. La ricerca del 1999 dimostrò invece una dimensione fuori dal comune del lobo parietale inferiore: essendo l’area generalmente connessa a funzioni come l’orientamento spaziale, il pensiero matematico e il movimento, fu possibile giungere alla conclusione che questa singolarità anatomica del cervello di Einstein fosse alla base della sua straordinaria capacità di elaborare concetti astratti, come i suoi ben noti “esperimenti mentali” da cui emerse la teoria della relatività, e la sua capacità di ragionare non tanto sui numeri e le equazioni ma attraverso rappresentazioni mentali di tipo geometrico.
Un nuovo studio sulle foto –Dopo la morte di Harvey, nel 2007, i materiali di interesse scientifico in suo possesso, incluse le prime foto del cervello integro di Einstein, vennero trasferiti al National Museum of Health and Medicine dell’esercito USA nel Maryland. Ciò ne ha permesso un nuovo studio condotto da Dean Falk della Florida State University, che già nel 2009, sulla scorta di poche foto, aveva confermato le conclusioni sulla peculiarità del lobo parietale Einstein, insieme al neurologo Frederick Lepore della Robert Wood Johnson Medical School nel New Jersey e Adrianne Noe, direttore del museo dove sono state trasferite le foto di Harvey. Lo studio ha confrontato il cervello di Einstein con quello di altre 85 persone. Il peso,1230 grammi, risulta nella media, ma alcune regioni cerebrali presentano circonvoluzioni e pieghe in misura superiore alla norma, mentre la corteccia prefrontale – un’area collegata alla pianificazione e alla concentrazione – risulta analogamente piu’ grande del comune.
Un cervello incredibilmente complesso – “In tutti i lobi ci sono regioni che presentano circonvoluzioni eccezionalmente complicate”, spiega Falk sulla rivista Science. La domanda ora è se la peculiare conformazione del cervello di Einstein abbia permesso l’emergere delle straordinarie doti dello scienziato, o se l’estremo impegno nell’elucubrazione su temi ad elevata astrazione come quelli connessi alla fisica abbiamo stimolato una modifica della struttura cerebrale di Einstein. Gli esperti vogliono effettuare un confronto con il cervello di altri importanti fisici per verificare quest’ultima ipotesi. Anche l’enfasi posta dai genitori di Einstein sullo studio della musica, per la quale essi erano particolarmente portati, potrebbe aver stimolato lo sviluppo delle aree del cervello collegate alla creatività, come dimostra il fatto che nel precedente studio di Falk del 2009 una delle regioni del cervello di Einstein collegate al talento musicale risultava notevolmente sviluppata.
Jennifer Cook insieme a suo marito John con i figli Maura, Sean e Gavin
Maura, nove anni, è un´esperta di storia antica. Suo fratello Sean, sei anni, si è specializzato nella classificazione degli animali. Gavin, il più giovane, ha una conoscenza enciclopedica di Spiderman – un po´ meno intellettuale, ma ha solo tre anni.
Tutti e tre amano parlare dei loro argomenti preferiti – senza tenere conto se qualcuno altro li sta ascoltando o, in quel momento, sta parlando. I momenti dei pasti in famiglia, ammette la madre, Jennifer Cook O´Toole, possono essere un po´ da mal di testa.
Fortunatamente, Jennifer e suo marito John, non hanno niente contro il tenere appassionati monologhi con sé stessi – a proposito, rispettivamente, di storia della monarchia e astronomia – se gli viene voglia.
Non c´è ovviamente niente come in una famiglia normale, e i Cook O´Toole sono più consapevoli di questa lampante verità di chiunque altro. Loro si definiscono “un´Asper-famiglia” – negli ultimi tre anni a tutti e cinque è stata diagnosticata la sindrome di Asperger, una forma di autismo ad alto funzionamento.
“Questa è la nostra normalità. Noi siamo sempre stati così, anche prima di saperlo”, dice Jennifer, 36 anni. “Non parlo per tutti gli Aspie, come non parlo per tutte le donne, o tutti quelli con i capelli rossi, ma senza dubbio non posso dirti cosa vuol dire non essere una di quelle cose.”
La famiglia sta visitando la Bretagna partendo dalla loro casa in Charlotte, North Carolina, per la pubblicazione del libro di Jennifer a proposito delle capacità sociali dei bambini Asperger.
La diagnosi di Maura, tre anni fa, è stata la prima. E´ stata una bambina difficile – piangeva costantemente e vomitava spesso. I suoi genitori hanno presto sospettato una causa fisica per la sua sofferenza e, dopo una lunga e stressante indagine, le è stata diagnosticata la sindrome della vena cava (un´anomalia neurologica della colonna vertebrale) all´età di quattro anni, e ha subito un intervento.
I suoi genitori stavano finalmente guardando verso la vita, dopo anni di dottori e ospedali e Maura era adesso abbastanza grande per la scuola. Ha fatto i test di ingresso per una scuola privata che John e Jennifer sentivano avrebbe supportato al meglio la sua salute gradualmente in recupero. I risultati furono sorprendenti – c´era un grande divario tra i risultati dei suoi ragionamenti verbali e non verbali. Questo ha portato alla diagnosi di Asperger.
Un paio di mesi dopo, Jennifer portò Sean per un controllo medico – a tre anni già leggeva ma aveva una scarsa organizzazione personale, interessi ossessivi ed evitava il contatto visivo. I dottori erano d´accordo che anche lui, era Asperger.
John, nel frattempo stava vedendo uno psicologo, sotto insistenza di Jennifer. “Il trauma di avere una figlia ammalata cronica era grande e John non aveva amici stretti a cui parlarne. Sentivo che aveva bisogno di qualcun altro che lo aiutasse, oltre a me.”
Lo psicologo si rese conto che anche John era nello spettro. La diagnosi sorprese la coppia, anche se Jennifer adesso non riesce a capire perché. “Era così ovvio – dovevo sempre dirgli di guardarmi – ero così occupata a vegliare sui bambini che non pensavo a noi. Allora ho fatto un colloquio, così avrei potuto capire meglio John, e ho avuto questo attimo di comprensione di me stessa”.
Quando era bambina, Jennifer è stata portata da numerosi psicologi da sua madre, che era perplessa riguardo l´incapacità di sua figlia di socializzare, solo per avere detto ogni volta che la bambina era semplicemente troppo intelligente per il suo stesso bene. “Tutto ciò era ridicolo – molti di bambini sono davvero intelligenti, ma non hanno gli stessi problemi. In realtà, ero Asperger. Tutto ad un tratto, le cose avevano senso. Per me è stato un totale sollievo.”
La diagnosi di Gavin, a due anni – il pezzo finale del puzzle della famiglia – è stata una bazzecola. Jennifer ha compilato un elenco di sintomi fin dall´inizio – allineare i giocattoli e così via”.
Realizzare che loro, come genitori, condividevano le stesse difficoltà dei loro figli, è stato per un po´ spaventoso, per John e Jennifer. “Abbiamo fatto un respiro profondo e abbiamo realizzato che ce la stavamo facendo comunque. Gli anni in cui Maura stava male hanno mantenuto le cose in una certa prospettiva; ci siamo sentiti solamente più protettivi, e sapevamo che avremmo potuto farcela.”
L´idea che i loro stessi bisogni speciali avrebbero potuto essere un vantaggio per i loro bambini arrivò subito dopo. “Un amico che aveva un figlio autistico, continuava a farmi domande che mi sembravano ovvie. Ho realizzato che ero arrivata a qualcosa. Avevo 36 anni di esperienza – ma io sono come loro e ho fatto errori io stessa. Posso dirglielo. Sappiamo cosa vuol dire sentirsi carenti, diversi, inferiori. Spero che tenere a mente i nostri consigli li possa avvantaggiare, e li possa tenere lontani da alcune di quelle sensazioni.”
Il libro che Jennifer ha pubblicato è un diario che lei aveva iniziato per se stessa. “Il mio modo di imparare queste regole sociali non dette che chiunque altro già sapeva istintivamente, è stato di scriverle. E´ uno strumento per il futuro. E´ come provare ad imparare a poco a poco il tedesco se vai a vivere in Germania”
Una sezione ad elenco, offre uno scorcio di vita con la sua Asper-famiglia. “Quando si apre una porta, aspetta che le altre persone escano prima di entrare”, “Anche uno ‘scusami´ diventa un´interruzione se lo dici in continuazione”, “Non cambiare canale alla televisione se qualcun altro sta guardando un programma”.
Seguire quelle che lei chiama “le regole” è anche la tecnica di Jennifer per rafforzare il suo rapporto con le proprie debolezze interpersonali e quelle di John.
La coppia vede insieme uno psicologo una volta al mese, un´esigenza che Jennifer paragona ai controlli regolari dal dentista. “Sappiamo che non siamo bravi a comunicare così ci lavoriamo – e dobbiamo diventare un buon esempio per i nostri figli. Facciamo uno sforzo maggiore rispetto a molte altre coppie semplicemente perché dobbiamo farlo.
“Quando Maura era ammalata e John era fisicamente, emotivamente e finanziariamente esausto, in verità è stata la mentalità Aspie che ci ha fatto andare avanti – eravamo sposati, dovevamo stare insieme. Adesso, condividere quella diagnosi è come indossare la maglietta della stessa squadra, un promemoria del fatto che siamo dalla stessa parte.”
Anche se sono chiaramente davvero felici, Jennifer dice che la loro relazione all´inizio era esasperante. Sconcertata dai campi minati di appuntamenti e moda, ha “studiato in maniera sistematica” la rivista Just Seventeen (una rivista di moda per teenagers, ndt) e il best seller del 1995 The Rules (una manuale per gli appuntamenti, ndt).
Al primo appuntamento, era profondamente perplessa quando scoprì che John non aveva assolutamente fatto alcun programma. “Avevo imparato come sarebbe dovuta andare. Avrebbe dovuto farmi dei complimenti e portarmi ad uno spettacolo o qualcosa di simile. Dopo sette mesi che ci vedevamo, alla fine gli chiesi se pensava che fossi carina. Lui disse ‘Certo´.”
Molto di ciò che Jennifer vedeva in John le ricordava suo padre. E´ morto di cancro al polmone cinque anni fa, non avendo mai sentito parlare dell´Asperger.
“Per me è ovvio capire da dove viene il mio Asperger. Mio padre non ha mai capito quanto potesse essere un eccellente rivale nei tribunali di tutto il mondo, ma odiava da morire le feste. Era così scontroso che avrebbe picchiato chiunque, e dondolava avanti e indietro. Si auto medicava continuamente con Scotch e sigarette.”
Jennifer ricorda una conversazione straziante nella quale, con le lacrime agli occhi, le disse “Sono così felice che tu non abbia i problemi con le persone che ho io” (ovviamente lei li aveva, “ma lui era facilmente ingannabile”)
Quando lui si dimostrò freddo di fronte ai suoi turbamenti – un anno era così disperata da chiedere a Babbo Natale un amico – comprese che semplicemente non era in grado di farcela.
La sua solitudine era la prova sufficiente per Jennifer, che le etichette non devono essere temute. “I genitori spesso dicono che non vogliono che i loro figli vengano etichettati con l´Asperger, o che la gente se la cavava anche prima che esistesse la diagnosi.
“Non posso aiutarli, ma mi sento offesa. Sento che siamo come dovremmo essere. La parola potrà essere nuova, ma la gente non lo è. C´erano solo più depressi, divorzi e suicidi. Se la diagnosi porta al giusto supporto, alla comprensione e all´autostima allora è una cosa davvero ottima.”
L´Asperger è solo una parte di loro come individui e come concetto di famiglia. “Non voglio che l´Asperger stesso diventi il nostro interesse speciale. I nostri figli vanno a scuola e riescono ad essere anche loro bambini normali. Io sono solo un´altra mamma che certe volte vorrebbe strapparsi i capelli.
“Certamente non vorrei cambiare le cose – a parte forse Spiderman. Dopo due anni di sentirne parlare tutto il tempo è difficile da tollerare.”
Una notizia sconvolgente si sta diffondendo in queste ore in Italia : Ruby Rubacuori soffrirebbe di una forma di autismo…. forse si chiama la sindrome del Bunga Bunga ?
Ruby: psicologa, soffriva forma autismo .
Teste, ha raccontato che il padre la picchiava
Ha parlato di Ruby come una adolescente con ”un livello di stress psichico molto alto” che l’aveva portata a ‘rifugiarsi’ in ”un mondo immaginario” Maria Teresa Napoli, la psicologa dell’Asl di Catanzaro convocata come teste della difesa Berlusconi al processo con al centro la giovane marocchina. La psicologa che ha seguito la giovane quando venne ospitata nella comunita’ di Badolato (Catanzaro) ha raccontato di aver compilato un paio di relazioni scritte e di aver fatto con Kharima el Marough tra i 15 e i 20 colloqui da cui era emerso che la ragazza soffriva di una ”forma autistica”.
”Era – ha spiegato – un’adolescente che era arrivata al limite di una sofferenza psichica che la portava a spostarsi in un mondo immaginario, a fuggire dalla realta’ come un meccanismo di difesa”. La testimone che ha descritto Ruby come una ragazza ”intelligente, veloce”, ha anche spiegato che ”aveva raccontato anche situazioni in cui non c’era riscontro”. Aveva detto anche dei ”maltrattamenti subiti dal padre, che la picchiava quando tornava da scuola perche’ voleva seguisse le regole rigide della sua religione. Pero’ poi diceva che era un uomo buono, che non picchiava la madre e che aveva autorizzato sua sorella a stare a Las Vegas, una sorella che non esisteva”.
La testimone, rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Ilda Boccassini, ha affermato di ”non ritenere di essere stata presa in giro da Ruby perche”’ le sue ‘bugie’, ”erano dovute a una forma autistica legata ad alto stress e alla sofferenza”. Per la psicologa la marocchina aveva una personalita’ ”scissa, tra una cultura moderna che la voleva tenere in un determinato spazio e il padre che la voleva mettere in un altro spazio”.
”Una volta mi ha detto che doveva ricevere dal Presidente Berlusconi settemila euro, un’altra volta 5 milioni e un’altra ancora 20 mila euro”. Lo ha spiegato in aula al processo Ruby a carico di Berlusconi, Sergio Pennunto amico di Catania della marocchina e che accompagno’ la ragazza al Cosmoprof a Bologna nell’aprile 2010 quando voleva acquistare le attrezzature per aprire un centro estetico. Il testimone, oltre ad affermare che Ruby le aveva parlato di ”svariate somme” che doveva avere dall’allora premier, ha aggiunto, ”di bugie ne ha dette cosi’ tante, ha creato castelli su castelli, non le ho dato credito. Forse voleva attirare l’attenzione su di se”’
Autismo: La psicanalisi francese denunciata come “deriva settaria” da una ONG statunitense
Dopo la pubblicazione della sua posizione, l’11 novembre 2012 contro i movimenti psicanalitici francesi, assimilati a dei “movimenti settari”, l’associazione Autism Rights Watch (Difesa dei diritti dell’autismo) ha pubblicato una lettera aperta indirizzata alla Miviludes (Missione francese interministeriale di vigilanza e lotta contro le derive settarie ) per denunciare l’influenza settaria della psicanalisi sulle elites mediche, il servizio radiofonico pubblico e il governo francese”.
Gli autistici e le loro famiglie sono oggetto di una guerra sempre piu’ violenta tra i differenti approcci terapeutici che dovrebbero aiutarli.
In questo conflitto, la psicanalisi e nello specifico quella freudiana, ha subito attacchi senza precedenti. L’ultimo in data è quello della nascita di una nuova associazione, registrata negli USA ma molto attiva in Francia, Autism Rights Watch (Difesa dei diritti dell’autismo), di cui i membri fondatori sono degli autistici.
AWR chiede immediatamente il divieto di praticare il “packing”, una tecnica basata sull’ avvolgimento delle persone autistiche in panni umidi e refrigerati, pratica qualificata come una “tortura”. Con questo obbiettivo, hanno organizzato una manifestazione pubblica che si è tenuta a fine settembre presso l’università di Caen durante le Giornate nazionali dell’Ancra (Associazione nazionale dei centri risorse autismo).
La ricerca sul “packing” autorizzata
Pratica del Packing
Insieme all’associazione « Vaincre L’Autisme » e al collettivo « Soutenons Le Mur », ARW sta portando avanti una campagna di protesta contro il fatto che la direzione generale della salute (DGS) si dice “contraria” a questa pratica pero’ autorizza un programma di ricerca sul packing (1) condotto dal professore Pierre Delion, il promotore del packing in Francia.
“I professionisti usano l’argomento del divieto “velato” della pratica per difendere meglio la ricerca e la formazione al packing. Hanno capito l’interesse a utilizzare la ricerca e il dibattito scientifico in corso come argomento che gli permette di continuare ad applicare queste pratiche”.
All’inizio di novembre Autism Right Watch ha pubblicato ” una posizione ufficiale” che assimila i movimenti psicanalitici francesi a dei “movimenti settari”.
La psicanalisi: “influenza settaria sulle elites”
L’associazione vede nell’organizzazione di una giornata consacrata alla psicanalisi e a Freud dall’antenna radiofonica France Inter, venerdi 9 novembre 2012, “un ulteriore segno dell’influenza settaria della psicanalisi sulle elites mediche e sul governo francese. (…) La psicoanalisi è una pseudoscienza e non è un metodo di cura provato scientificamente.(…) Abbiamo constatato che nessuna domanda è stata posta sulla reale efficacità della psicanalisi o sulle alternative terapeutiche. Abbiamo anche notato l’assenza di un dibattito contradditorio. L’organizzazione di questa giornata conferma l’influenza della psicanalisi nei servizi radiofonici pubblici francesi. Per l’ONG, ” la psicanalisi mostra chiaramente i segni evidenti di un influsso settario installato in Francia”.
Estendere il concetto di “apologia di reato”
Questa è la ragione per la quale è stata pubblicata all’inizio di novembre una « lettera aperta » alla Miviludes ( Missione interministeriale di vigilanza e lotta contro le derive settarie). Che propone di estendere il concetto di “apologia di reato” previsto nella legge di stampa del 29 luglio 1881 , ai ” propositi e atti che attentano ai diritti delle persone handicappate (Convenzione del 3 maggio 2008). Il packing è preso in causa in questa proposta ed in generale anche la psicanalisi, come pratica non provata scientificamente e settaria.
Altre misure vengono richieste, come lo sviluppo di una “regolamentazione appropriata” per le professioni di psicanalista, psicoterapeuta, sofrologo, formatore, coach, consigliere di sviluppo professionale e/o personale: e anche , “norme rigorose delle pratiche di “cura” fisica, psichiatrica e psicologica, di psicomotricità, di sviluppo del bambino, dello sviluppo personale e/o dello sviluppo professionale.
(1) Programma di ricerca PHRC 2007/1918, n° Eudra CT : 2007-A01376-47, diretto dal professore Pierre Delion, finanziato dal ministero dsella salute avente come tema ” L’efficacità terapeutica del packing sui sintomi dei disturbi gravi del comportamento, come l’autolesionismo, nei bambini con DPS.
Qui il link della presa di posizione di Pierre Delion
Pierre Delion, che dirige il programma di ricerca finanziato dal ministero della salute sull’ “efficacità terapeutica del packing”, che avrebbe dovuto spiegarsi davanti al Consiglio dell’ordine dei medici e aveva ricevuto il sostegno di Martine Aubry ( all’epoca la prima segretaria del partito socialista) , qualifica ARW come ” un’associazione estremista”.
Espone qui alcuni elementi:
“Da un lato:
– una cura praticata da decine di equipe di neuropsichiatri francesi per trattare l’autolesionismo in alcuni bambini autistici, in accordo con i genitori dei bambini in questione,
– una ricerca condotta nel quadro del programma ospedaliero di Ricerca Clinica approvata da esperti abilitati e finanziati dal ministero della Salute che mira a provare l’efficacità del packing nei disturbi gravi del comportamento nei bambini autistici.
– un avviso favorevole del Comitato di Protezione delle persone sugli aspetti etici e tecnici,
– articoli referenziati (pochi) ) sull’efficacità del packing
Dall’altra parte:
-una campagna calunniosa e diffamatoria, nazionale e internazionale, orchestrata dalle associazioni di genitori di bambini autistici sulla base di argomentazioni fantasiose ( a oggi non abbiamo ricevuto nessuna denuncia da parte dei genitori), che passano dal packing alla psicanalisi e alla psicoterapia istituzionale, apparse in una pubblicazione sul Journal of American Academy of Child and Adolescent Psychiatry in una lettera di denuncia firmata da grandi ricercatori scientifici; dal titolo “Against the packing” che denuncia questa tecnica senza alcun argomento scientifico a sostegno. Una ripresa di questa disinformazione da parte di politici desiderosi d’intraprendere una battaglia contro la psichiatria e una mediatizzazione troppo partigiana degli elementi presi in causa”.
Ciao a tutti, io vorrei soltanto sfogare la mia rabbia, per troppo tenuta stretta, mio figlio ha quasi 8 anni e da poco abbiamo avuto la diagnosi di Asperger. Quando aveva 3 anni lo abbiamo portato all’ospedale Maggiore di Bologna (e qui faccio anke nomi e cognomi!!!!) dove una certa dott.ssa Pini e Giannotta, dopo aver diagnosticato tic, poi ansia, poi distonia-discinesia, farmaci vari quali antiepilettici (presi per piu di due anni),antiskizoidi (orap), ecc mi dissero che il problema erano questi movimenti stereotipati, dati dall’ansia che gli trasmettevo sicuramente io, perchè loro avevano notato che io ero una mamma ansiosa (che io dico…quale mamma nn sarebbe ansiosa con il proprio figlio pieno di fili in un ospedale..??…mahh).
Ci hanno dimesso con un consiglio: iscrivere il bambino a ginnastica ritmica, in modo da poter coordinare i suoi movimenti e la goffaggine. Il bambino era…
Confusione e incoerenza nella diagnosi di sindrome di Asperger: un esame degli studi dal 1981 al 2010. Sharma S, Woolfson LM, Hunter SC. Fonte: Scuola delle scienze psicologiche e della salute, Università di Strathclyde Glasgow, Regno Unito . Riassunto: Questo articolo presenta una rassegna delle ricerche passate e attuali sulla diagnosi di sindrome di Asperger (SA) nei bambini. Questa rassegna suggerisce che i criteri largamente utilizzati per la diagnosi di SA nel Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM-IV) sono insufficienti e non validi per una diagnosi affidabile di SA. Inoltre, quando questi criteri diagnostici sono applicati, esiste una potenziale prospettiva di ricevere una diagnosi corrispondente ad un alto livello di funzionamento nello spettro autistico. Grazie ad un esame critico di 69 studi di ricerche realizzate tra il 1981 e il 2010, il documento mostra che sei criteri possibili per la diagnosi di SA si accavallano con i criteri per la diagnosi di autismo ( piu’ precisamente, l’età nella quale i segnali e i sintomi legati all’autismo diventano evidenti, il linguaggio e le abilità di comunicazione sociale, le attitudini intellettuali, capacità motorie o di movimento, schemi ripetitivi di comportamento e della natura dell’interazione sociale ). Tuttavia, vi è una possibilità che esistano alcune differenze sottili nella natura dell’interazione sociale, delle abilità motorie o dei discorsi tra i gruppi che hanno ricevuto una diagnosi di SA e di autismo. Queste conclusioni vengono proposte col fine di aumentare la pertinenza durante la progettazione degli studi d’intervento che mirano a trattare i sintomi specifici delle persone che soffrono di un disturbo dello spettro autistico.
Preoccupato e sorpreso dal cambiamento radicale di suo figlio autistico a scuola, un padre di famiglia del New Jersey ha adottato misure drastiche. Il 17 aprile del 2012 ha installato un microfono addosso al suo bambino autistico di 10 anni e l’ha mandato in classe normalmente.
E’ quello che ha ascoltato nella registrazione la sera, l’ha inorridito !.
Il padre credeva che suo figlio fosse vittima di bullismo da parte di altri bambini, e invece Stuart Chaifetz ha scoperto che era l’insegnante a maltrattare il suo bambino.
In numerose sequenze della registrazione che il padre ha messo online su YouTube, si puo’ ascoltare l’insegnante mentre prende in giro il bambino, mentre lo fa soffrire psicologicamente e trattandolo da bastardo gli intima di chiudere la bocca.
Di fronte al padre, il preside della scuola ha rinviato l’insegnante che è stata trasferita in un altro istituto. Un’ ingiustizia per Stuart Chaifetz che pretendeva il licenziamento della donna e scuse pubbliche.
La sua testimonianza ha fatto il giro del web ( a oggi il video è stata visto da piu’ di 4.000.000 di persone), se capite l’inglese, guardate questo video e a stento riuscirete a trattenere la rabbia.
Tradotto da Mondo Aspie: Fonte Dominic Arpin, il vigilante del Net