15/04/2013. I ricercatori dell’ospedale per bambini di Boston e dell’Università cattolica di Louvain hanno scoperto nuove differenze strutturali nelle connessioni cerebrali di bambini autistici.
Questi studi, che hanno utilizzato dei modelli matematici di analisi di rete, hanno mostrato che i bambini autistici possiedono piu’ connessioni sovrabbondanti tra le aree vicine del cervello e meno connessioni in quelle piu’ lontane.
Come spiega Jurriaan Peters, ricercatore dell’ospedale per bambini di Boston ” Le nostre ricerche hanno potuto dimostrare, che nei bambini autistici, l’organizzazione della connettività globale è differente, e questo ha profonde implicazioni sulla maniera in cui gli autistici organizzano e trattano l’ informazione “.
In questo studio, gli scienziati hanno analizzato gli elettroencefalogrammi di tre gruppi di bambini: 16 bambini con autismo, 14 bambini con autismo collegato ad una sindrome genetica, la sclerosi tuberosa di Bourneville, e infine 46 bambini che non presentavano alcuna patologia neurocerebrale.
Questo confronto ha permesso di scoprire che nei due gruppi di bambini con autismo, si possono osservare piu’ connessioni tra le regioni vicine al cervello e meno connessioni che collegano le aree piu’ lontane.
Lo studio ha mostrato che i bambini con sclerosi tuberosa hanno una diminuzione globale di connettività, mentre quelli che soffrono solo di autismo presentano un aumento delle connessioni locali e una diminuzione delle connessioni a lunga distanza.
Secondo i ricercatori, la presenza nei bambini autistici di una rete cerebrale configurata principalmente a partire da connessioni a corta distanza, spiegherebbe perchè i bambini, che sono in grado di svolgere un compito particolare in maniera notevole, non sono capaci di effettuare parallelamente diverse azioni trattando simultaneamente delle informazioni provenienti da differenti aree del cervello.
Un esempio lampante di questa carenza risiede nell’impossibilità per un autistico di decifrare un’ emozione su una faccia. ” E’ possibile che un bambino autistico non riesca ad interpretare un sentimento, come la gioia o la collera, guardando un viso, perchè il suo centro cerebrale visivo e il suo centro cerebrale emotivo non posso comunicare a causa della singolarità strutturale del loro cervello ” spiega il professore Peters.
Articolo redatto da Georges Simmonds per RT Flash.
16/04/2013 Per i fan di David Bowie l’occasione è ghiotta: dieci ritratti del Duca Bianco firmati Peter Howson, noto pittore scozzese, andranno all’asta a Glasgow, da McTear’s Auctioneers. L’artista e la ex moglie Terri hanno deciso di mettere in vendita 390 quadri, tra cui i dieci studi di Bowie, per una buona causa: pagare le cure necessarie alla figlia Lucie, che soffre di autismo e di una forma acuta di epilessia.
IN DISGRAZIA – La vendita delle opere dovrebbe permettere a Howson e alla ex moglie di raccogliere una cifra adeguata a sostenere le tante spese per la figlia 26enne che necessita di continua assistenza. «David Bowie ha accettato nel 1994 di essere ritratto nel mio studio di Londra ed è stato uno straordinario soggetto da dipingere» ha ricordato Howson, che negli anni ’80 era famoso e amato da star come Madonna e Bob Geldof, oltre al già citato Bowie. Negli ultimi anni il pittore 54enne è caduto in disgrazia, dopo aver attraversato un periodo di grandi difficoltà, in cui ha avuto problemi con alcol e droghe che lo hanno costretto spesso a ricoveri in ospedale. Lo stile pittorico di Howson è forte, inquietante, anche per i temi trattati: lo scozzese ha “raccontato” tra l’altro la guerra civile in Bosnia del ’93. E anche lui soffre di una forma di autismo, diversa da quella della figlia.
Il Collettivo Autismo Marocco ( CAM ) ha organizzato domenica a Rabat, un sit-in di sensibilizzazione sull’autismo per rivendicare il diritto alla diagnosi delle persone colpite da questa malattia, secondo i criteri riconosciuti dall’Organizzazione mondiale della Salute (OMS ), e all’accompagnamento educativo e terapeutico adatto. La CAM intende, attraverso questa azione, attirare l’attenzione delle istituzioni e dei cittadini sulla fragile situazione delle persone autistiche e delle loro famiglie. Il collettivo chiede l’adozione della classificazione e della diagnosi precoce, attraverso la formazione di psicologi e specialisti nella comunicazione verbale e non verbale. I partecipanti a questo sit-in, che rientra nell’ambito della giornata mondiale di sensibilizzazione sull’autismo, sostengono l’adozione di un’educazione inclusiva senza discriminazioni, l’inclusione delle persone autistiche nei club culturali e sportivi, e anche il sostegno materiale e giuridico alle famiglie. E chiedono alle istituzioni di adottare misure concrete per allegerire il carico supportato dalle famiglie.
” Il sit-in mira ad esprimere le nostre rivendicazioni di fronte all’assenza di strategie e programmi sull’autismo in Marocco ” . Mira Maad, presidente dell’associazione CAM.
Secondo il Collettivo Autismo Marocco, ” oggi una persona su 100 nasce autistica, e questo lascia supporre che in Marocco la popolazione abbia raggiunto le 300.000 persone autistiche. La CAM ha anche avvertito che il ritardo d’intervento educativo e terapeutico, intensivo e adatto, genera un aggravamento delle sfere dello sviluppo della persona colpita.
10/04/2013. Gli autistici sono molto sensibili al loro ambiente. Ma fino a che punto ? Uno studio recente mostra che le modificazioni visive, anche minori, possono influenzare le persone autistiche. Gli autistici sono ipersensibili. Qualsiasi variazione visiv , anche minima, puo’ attirare la loro attenzione e generare una sensazione di disagio. Per queste ragioni, gli autistici sono refrattari ai cambiamenti, e adottano comportamenti ripetitivi e orientati verso un bisogno di stabilità. Uno studio aveva ha già dimostrato che le persone autistiche erano ipersensibili alle variazioni sonore. E a quelle della vista ?. Per rispondere a questa domanda, un equipe dell’Inserm ha analizzato la percezione visiva di pazienti autistici confrontandola con quella di persone non autistiche. I soggetti sono stati sottoposti a stimoli differenti e la loro attività cerebrale è stata registrata tramite elettroencefalogramma. I risultati sono stati pubblicati in Frontiers in Human Neuroscience. Per condurre questo studio, i ricercatori hanno utilizzato un modello visivo costituito da una croce circondata da un cerchio. Quest’ultimo si presentava sotto forme differenti: immobile, mobile e regolare o infine mobile e irregolare ( in questo caso il cerchio aveva forme strambe e inaspettate ). I pazienti hanno osservato ogni modello, e le loro reazioni cerebrali sono state registrate dall’elettroencefalogramma e analizzate.
Le persone autistiche sono disturbate da segnali visivi minori
Nei non autistici, la configurazione mobile e regolare non ha generato nessuna reazione cerebrale. Al contrario, la configurazione mobile e irregolare ha generato un segnale sull’elettroencefalogramma chiamato P3a. Cio’ si potrebbe spiegare nel seguente modo: quando leggiamo un libro, alcuni rumori non hanno alcun effetto sulla nostra concentrazione, mentre altri ci distraggono dalla lettura.
Nelle pazienti autistici, i risultati sono differenti. Qualunque sia la configurazione mobile (regolare o irregolare), l’attività cerebrale è stimolata, e si traduce con la comparsa del segnale P3a. In questi individui, tutti i cambiamenti minori e non, attirano la loro attenzione e perturbano la loro condizione.
Attualmente, le perturbazioni cerebrali all’origine di questa ipersensibilità sono sconosciute. Studi condotti su animali mostrano che un sistema di trasmissione dell’informazione nervosa, chiamata via glutammatergica sarebbe coinvolta nella modificazione delle percezioni visive associate all’autismo. Che cosa accadrebbe se modificassimo questa via ? Il passo successivo sarebbe quello di giocare sui neurotrasmettitori coinvolti in questa rete di segnalazione nervosa, e osservare gli effetti sulle percezioni visive e uditive. Questi studi potrebbero permettere di rettificare queste perturbazioni nervose, col fine di migliorare la condizione dei pazienti autistici.
08/04/2013 Vicenza. Picchiano disabile a scuola: arrestate maestra di sostegno e collaboratrice. Sorprese dai carabinieri mentre percuotevano il minorenne I genitori avevano notato lividi e ferite sul corpo del figlio.Arrestate il flagranza di reato, mentre percuotevano un alunno della scuola dove lavoravano, una media di Barbarano Vicentino. E la vittima della violenza era il più indifeso fra gli studenti: un bambino disabile. In manette sono finite un’insegnante di sostegno e un’operatrice di una cooperativa sociale di Vicenza, di 54 e 59 anni, l’accusa è di maltrattamenti.
Avevano difficoltà a gestire il ragazzino. Sulla vicenda i carabinieri mantengono uno stretto riserbo. Si è comunque appreso, in ambienti vicini agli inquirenti, che l’insegnante e la collaboratrice sanitaria avrebbero avuto difficoltà a gestire, in un’aula di una scuola media del Vicentino, l’insegnamento dedicato esclusivamente al ragazzo.
La vittima è un 14enne affetto da una forma di autismo. La preside dell’istituto – contattata dall’Ansa – si è detta «profondamente stupita» dall’esecuzione del provvedimento cautelare, aggiungendo che solo stamane, all’arrivo degli investigatori a scuola, ha appreso della vicenda. «Il ragazzo è sempre stato tranquillo – ha sostenuto – si rapportava in modo sereno con queste persone. Credo che se ci fossero stati dei problemi, addirittura così gravi, avrebbe manifestato disagio verso l’insegnante e l’operatrice. Ma anche dalla famiglia non ci è mai giunta nessuna segnalazione, nulla». La dirigente scolastica ha detto di non sapere cosa venga contestato esattamente alle due donne arrestate. «I carabinieri – ha riferito – mi hanno detto che solo quando sarà il momento opportuno saprò tutto».
Lo studente 14enne frequenta la classe terza. È seguito anche da un’altra insegnante di sostegno, oltre a quella indagata; la co-presenza dell’operatrice della coop sociale, indicata dall’Usl, permette invece di accudire il ragazzo in tutte le sue necessità. L’arco orario in cui è seguito a scuola va dalle 8 alle 12, dal lunedì al venerdì. L’insegnante di sostegno finita in manette segue nella stessa scuola altri 4-5 ragazzi con disabilità.
05/04/2013 .Dopo Bettelheim, che nel 1967 colpevolizzava le madri, anche la Francia cambia parere. Analisti al largo dagli autistici. La neurobiologia ha fatto saltare un sacco di panzane
Anche la Francia è arrivata a una svolta nella cura dell’autismo. Con enorme ritardo rispetto a paesi come gli Stati Uniti, il dogma della psicanalisi come terapia infallibile (o, dicono in molti, il mito del lettino) è stato messo in discussione, alla luce delle ultime conoscenze mediche e scientifiche.
Non si tratta più di correggere una relazione distorta tra il bambino ammalato e sua madre, ma di imparare nuove forme di comportamento e di reazione all’ambiente circostante.
Oltreoceano questa presa di coscienza è avvenuta da più di vent’anni, mentre a Parigi e dintorni soltanto da poco le autorità sanitarie si sono rese conto che la dottrina di Sigmund Freud non ha molto a che vedere con l’autismo, che pregiudica lo sviluppo neurologico del bambino. Il perno attorno a cui ruota la vecchia e radicata convinzione è un libro dello psicanalista austriaco Bruno Bettelheim (La fortezza vuota: l’autismo infantile e la nascita del sé) uscito nel 1967. In quest’opera si sostiene che i guai per gli autistici derivano da un rapporto inadeguato con la propria mamma, definita madre frigorifero, dal quale occorre uscire attraverso una terapia riabilitativa.
Da tempo, invece, le associazioni francesi che raggruppano le famiglie dei piccoli malati, deluse dalla psicanalisi, chiedevano di percorrere strade alternative. Ma le loro richieste sono state sovente accolte con scetticismo, quando non con supponenza, dagli ambienti che governano la salute pubblica. Soltanto di recente il ministro dell’handicap, Marie-Arlette Carlotti, ha deciso di ascoltare attentamente chi vive in prima persona il dramma dell’autismo, cioè i genitori dei malati.
Intanto in America prendevano sempre più piede le tecniche comportamentali ed educative. A partire dagli anni 1990 lo sviluppo della neurobiologia e della genetica ha sparigliato le carte. Ha cominciato ad affermarsi l’idea che l’autismo derivi da anomalie di carattere cerebrale, con una forte componente genetica, e che l’atteggiamento dei genitori non c’entra nulla. Ecco perché in molti paesi industrializzati sono state avviate campagne di diagnosi precoce tra l’infanzia ed è stato adottato un modello di cura di tipo comportamentale: si tratta di apprendere come affrontare la vita giorno per giorno per cercare di essere il più possibile autonomi.
Ora che la Francia ha preso coscienza di questi cambiamenti, rimane comunque un notevole ritardo da recuperare. Non solo la maggioranza dei terapisti si è formata alla scuola di Freud e dei suoi seguaci, tra cui il francese Jacques Lacan, ma ancora oggi all’università della Sorbona la formazione avviene per lo più sulla base delle teorie psicanalitiche. Inoltre la resistenza degli ambienti freudiani si è fatta sentire a lungo.
Nel 2004 la direzione generale della sanità concluse che le uniche psicoterapie ad aver dimostrato efficacia erano quelle cognitivo-comportamentali.
Di fronte alla sollevazione degli psicanalisti l’allora ministro della sanità, Philippe Douste-Blazy, fece togliere questo rapporto dal sito Internet ministeriale. Fino a marzo del 2012, quando le raccomandazioni sull’autismo dell’Alta autorità per la salute classificarono la psicanalisi tra gli interventi non consentiti. E ora non resta che cominciare un nuovo cammino.
Barbara, un figlio autistico, senza soldi: minaccia il suicidio su Facebook
“Vivo con un figlio di sette anni, autistico. Prendo una miseria pensione di 499 euro al mese e 400 se ne vanno per pagare l’affitto. A giugno ho perso il lavoro, così trascorro intere mattinate a negli uffici dei Servizi sociali a piangere e a chiedere. Mi hanno detto di fare la domanda per i lavori socialmente utili che scadevano il 28 febbraio. Ma non sono stata presa. Sono disperata. Devo per caso fare qualche gesto disperato per far notizia e pretendere che l’Amministrazione comunale si occupi anche di me? Forse così qualcuno si smuove”.
È il grido disperato di Barbara C. che lo affida ad un post sul gruppo Facebook “Sarroch siamo noi”. Fabrizio aggiunge: “Ma è possibile che una persona, per essere presa in considerazione, deve arrivare a tanto? Perché per stimolare la sensibilità delle istituzioni debba affidarsi un social network. Non è questo il modo di rispondere ai diritti dei cittadino”.
Un utente addirittura scrive una lettera aperta: “Al signor Sindaco, all’assessore ai Servizi Sociali Manuela Spano. Con la presente vi invitiamo cortesemente a prendere atto della lettera pubblicata in questo blog dalla signora Barbara, seriamente in grosse difficoltà economiche e rimasta sola ad affrontare una situazione non facile. In base ai vostri poteri sia politici che istituzionali, vi preghiamo di far tutto ciò che è necessario per alleviare la sofferenza quotidiana di cui la cittadina vive. Speranzoso in un vostro intervento. Vi ringrazio anticipatamente”.
È la solidarietà della Rete che mette in campo tutte le forze per dar voce a Barbara. Da tempo ha perso le speranze e non crede più nelle istituzioni.
Ha bussato a troppe porte e su tante altre ci ha sbattuto il muso. Tutte sempre e comunque chiuse per lei. Le scartoffie, i timbri e le norme non hanno cuore e sono applicate in modo rigido che non consentono di intravedere la luce. Lo stesso spiraglio che Barbara di tanto in tanto vorrebbe vedere per poter continuare a lottare. Le forze che ha le deve lasciare tutte per aiutare e guidare il figlioletto di sette anni, invalido al 100 per cento. Ancora senza accompagnamento perché minore. Intanto ha la magra consolazione della legge 162. “Per legge chi ha un figlio con handicap ha il diritto ad essere impiegato. Ma quando arrivo io,quella norma non si può applicare. Il prossimo passo sarà quello di scrivere a Papa Francesco e al Presidente della Repubblica Napolitano”, conclude in lacrime Barbara. Ormai non gli bastano più gli occhi per piangere e la sua voce a forza di gridare aiuto si è fatta flebile. Tanto fiacca da non essere più udita.
Due test di percezione usati da Isabelle Soulières. Nel primo, l’obbiettivo è trovare nel disegno delle forme che sembrano una casa. Nel secondo, l’allievo deve trovare il piu’ rapidamente possibile la X rossa.
02/03/2013 -I ricercatori della neuropsicologa Isabelle Soulières hanno dimostrato che i bambini autistici sono spesso intellettualmente sottostimati.Quando pensiamo all’autismo, pensiamo al personaggio incarnato da Dustin Hoffman nel film Rain Man, a delle persone che hanno competenze in un settore specifico – matematica, musica oppure le statistiche del baseball – che oltrepassano ogni comprensione. In breve, nell’immaginario collettivo gli autistici hanno spesso delle capacità sovrastimate e abilità sovrumane. Nell’insegnamento la tendenza s’inverte. Nei casi piu’ gravi – 30% dei bambini autistici, alle volte incapaci di comunicare in alcun modo – vengono considerati come dei ritardati mentali. Per Isabelle Soulières, professoressa al Dipartimento di psicologia, i bambini con forme di autismo grave sono intellettualmente sottostimati. ” All’apparenza, questi bambini hanno un livello molto basso, spiega la neuropsicologa, ma non bisogna abbandonare l’idea di far loro apprendere degli insegnamenti accademici “. Questa è la conclusione di uno studio effettuato su una trentina di allievi dai 6 ai 12 anni provenienti da due scuole specializzate nell’insegnamento agli autistici con grosse difficoltà di adattamento. Tutti i bambini selezionati erano considerati sulla base dei test tradizionali come dei ritardati mentali e non parlavano oppure comunicavano poco. ” Spesso, veniamo incolpati di scegliere degli autistici tra i piu’ dotati per dimostrare che sono in grado di svolgere compiti complessi, sottolinea. Questa volta abbiamo fatto il contrario”.
Valutare l’intelligenza
Valutare l’intelligenza dei bambini autistici non è un obbiettivo facile da realizzare . Poichè diversi autistici a basso funzionamento non comunicano verbalmente, una parte dei test è stata scartata. Il test selezionato, delle matrici progressive di Raven, è stato elaborato per delle persone cresciute in un contesto culturale differente. Questo test consiste nel trovare tra le opzioni le risposte che completano la sequenza di forme geometriche presentate. Il tutto è assolutamente logico e non richiede nessuna istruzione.
Problema risolto ? Niente di piu’ falso. Molti bambini autistici, per delle ragioni che ignoriamo, non sono in grado di puntare le opzioni di risposta. Isabelle Soulières ha quindi modificato questo test ed ha creato una specie di puzzle dove bisognava inserire un pezzo dentro un buco. ” E ancora una volta, abbiamo avuto dei problemi, perchè i bambini erano superallenati ad utilizzare tutti i pezzi, quindi tutte le nostre opzioni di risposta per completare il puzzle. Abbiamo dovuto mostrare loro che potevano utilizzare solo un pezzo “, spiega. La neuropsicologa ha anche sottoposto i bambini a dei test di percezione, ambito dove gli autistici hanno performance piu’ alte rispetto alla popolazione normale.
Nel gruppo studiato, i test delle matrici progressive di Raven ha rilevato che il 65% degli autistici generalmente considerati come ritardati mentali hanno delle capacità di risoluzione dei problemi comparabili a quelli di una classe normale. E le note ai test di percezione rinforzano questo risultato: gli allievi dotati per identificare le forme geometriche o le lettere hanno eseguito meglio il test d’intelligenza classico di Raven. ” Questo significa che gli autistici “a basso funzionamento” hanno spesso delle capacità intellettuali normali che non sono in grado di applicare nella loro vita quotidiana ” dice Isabelle Soulères. La neuropsicologa, che redige un articolo scientifico a partire da questi risultati è aiutata da Michelle Dawson, una ricercatrice autistica autodidatta che possiede una conscenza enciclopedica dell’argomento. Isabelle Soulierès gli sottopone le sue analisi in modo che possa trovare i difetti e gli errori di ragionamento.
Stili cognitivi
Dal punto di vista neurologico, la spiegazione tradizionale è che l’autismo sia causato da una sotto-connettività tra i lobi parietali, che sono coinvolti quando tentiamo di rappresentare in modo astratto un’informazione, e il lobo frontale, che permette di testare delle ipotesi. Il corollario di questa teoria implica che piu’ un compito è complesso e richiede una comunicazione tra le due parti del cervello, piu’ gli autistici sono svantaggiati. Ma non è quello che Isabelle Soulières ha constatato nelle sue ricerche. ” A QI uguale, una persona autistica è il 42% piu’ rapida nel test delle matrici di Raven rispetto ad una persona neurotipica “, osserva.
Senza sapere che cosa succede nel cervello delle persone come Michelle Dawson, la professoressa ci tiene a sottolineare che hanno dei punti forti, come il ragionamento logico differente dal resto della popolazione, probabilmente in ragione di una maniera differente di trattare le informazioni che in loro è unica. E’ per questo che tenendo conto di questi stili cognitivi particolari spera di trovare un metodo di insegnamento adatto agli autistici che permetta di vedere al di là del loro carapace.
Malgrado i progressi recenti nella comprensione dei meccanismi molecolari dei disturbi dello spettro autistico (ASD), i trattamenti attuali per questi disturbi sono principalmente basati sugli approcci educativi e comportamentali.
La grande eterogeneità clinica e molecolare dei disturbi dello spettro autistico rappresenta una sfida importante per lo sviluppo di un trattamento efficace che miri ai difetti molecolari sottogiacenti.
Le deficienze nei geni della famiglia SHANK all’origine dei ASD rappresentano un’ eccellente occasione per lo sviluppo di terapie molecolari in ragione di prove genetiche forti dei geni SHANKS, responsabili dei ASD e della disponibilità di una gamma di modelli di topi SHANK mutanti.
In questo articolo, noi passiamo in rassegna la letteratura che suggerisce il potenziale per sviluppare delle terapie basate sulle caratteristiche molecolari e discutiamo su diversi temi interessanti che emergono dallo studio dei topi mutanti SHANK a livello molecolare e in termini di funzioni sinaptiche.
Si intitola Stung, il libro scritto dalla dottoressa Lisa-Ann Gershwin, esperta che vanta piu’ di 18 anni di esperienza in ricerca sulle meduse in particolare quelle australiane. Ha pubblicato piu’ di 40 articoli scientifici e lavora a stretto contatto con ricercatori di tutto il mondo. Ogni giornata puo’ essere fatta di scoperte per molte persone. La vita di Lisa-Ann Gershwin sono le meduse e la scoperta di altre varietà e proprio la settimana scorsa ha identificato una medusa appartenente ad una nuova specie. La scoperta è la parte eccitante della sua quotidianità. Ma cosa succede quando parla di se stessa ? Per tutta la vita si è sempre sentita diversa dagli altri e non si trattava solo della storia d’amore ventennale con le meduse, e nemmeno dell’idillio con un polpo prima, oppure dell’attrazione per i serpenti. E’stato determinante l’incontro con il suo datore di lavoro di un tempo, che notando le sue “differenze” le ha suggerito di leggere un libro di Tony Attwood sulla Sindrome di Asperger, e da allora la sua vita è cambiata, ha scoperto di essere Asperger ed ha trovato una risposta per tutte le sue domande.
L’associazione “Bucaneve” in campo per aiutare le famiglie dei colpiti dalla malattia
FORLIMPOPOLI. Il 2 aprile è giornata mondiale contro l’autismo e l’associazione di volontariato “Bucaneve x autismo”, onlus con sede a Forlimpopoli, invita a dedicare attenzione ed energie a questo tema. D’altronde fra Forlimpopoli e Fratta Terme sta nascendo un centro all’avanguardia per l’accoglienza e l’assistenza a persone affette da questa malattia, voluto dalla Fondazione “Fornino-Valmori”. Obiettivi. La realtà artusiana si è costituita nel 2009, dalla volontà di genitori di bambini affetti da autismo con lo scopo di aiutare le famiglie di che affronta questo problema. Ad animarla una decina di famiglie di Meldola, Forlimpopoli, Forlì, Bertinoro, che hanno figli di età compresa, soprattutto, tra gli 8 e i 16 anni. «Quando un gruppo di persone decide di riunirsi e creare formalmente un’associazione – spiega Elena Cavalieri, una delle animatrici dell’associazione – è perché le risposte della società su una particolare questione/problematica non sono adeguate. La realtà forlivese rispecchia la realtà nazionale: il mondo non è ancora pronto ad accogliere persone affette da autismo. Al momento sul territorio i servizi sono presenti “a macchia di leopardo”: i servizi per i bambini fino ai 8 -10 anni ci sono, ma sono latitanti da 10 ai 18/20 anni. L’autismo non è un problema di nicchia, ormai non lo è più. Se fino a 10 anni fa l’incidenza dell’autismo era di 1 ogni 5.000, ora è di 1 ogni 88 bambini nati. Ora, probabilmente una maggiore capacità nel formulare la diagnosi può motivare in parte questi dati, ma una realtà è certa: la società non è pronta a questa epidemia. Di fronte a questi numeri occorre avere delle risposte più concrete». Le iniziative. Nell’ultimo anno l’associazione Bucaneve ha collaborato con la Fondazione “Fornino-Valmori”, «che sta realizzando a Fratta – dal nulla – una realtà straordinaria» sottolinea Cavalieri, e con la cooperativa sociale “Lamberto Valli” con il progetto Cspa (Centro sperimentale per le autonomie) interviene su due fronti: la persona e l’ambiente. Oltre alle realtà strutturate c’è il ruolo dei genitori. Da segnalare poi una scuola elementare di Forlì (la “Bersani”) dove il 3 aprile in tutte le classi si parlerà di autismo e i bambini avranno una coccarda blu (colore associato alla ricorrenza del 2 aprile), alcuni genitori saranno in classe per rispondere alle domande degli studenti sulle “stranezze” dei loro compagni speciali. «Inoltre – conclude Cavalieri – c’è un altro genitore, una mamma di un ragazzino con sindrome di Asperger, che ha fatto della sua vita una missione per sensibilizzare sull’autismo e sindrome di Asperger e per seguire il figlio nel suo percorso di crescita: Stefania corre per l’autismo e partecipa a tutte le gare/maratone/corse che vengono organizzate localmente, indossando magliette fatte stampare da lei che parlano di autismo. Inoltre, ha una pagina web (www.mondoaspie.com) dove pubblica articoli sull’autismo e sulla sindrome di Asperger».